Oggi nel marketing per fotografi esistono sostanzialmente 2 modi per procacciare clienti e per provare a far crescere la propria autorevolezza: la caccia vs l'agricoltura.
L'uomo primitivo, prima di dedicarsi a coltivare i campi e a nutrirsi dei frutti della terra, ha fatto il cacciatore. L'istinto di sopravvivenza lo costringeva a farlo per sfamarsi e per proteggersi dal freddo.
Certamente non era un bel modo di vivere (e neanche comodo), passava le sue giornate cacciando, con la speranza di trovare qualche animale da catturare e rischiando di trasformarsi lui stesso in preda.
D’altra parte non conosceva un altro modo per tenersi in vita.
Poi col tempo si è evoluto, ha scoperto l’agricoltura, ha scoperto l’acqua, il fuoco e il ferro rendendosi mano a mano la vita più semplice.
Stiamo parlando di milioni di anni fa!
Ma cosa c’entra questo con l’era digitale e con la fotografia? Provo a spiegarti come la vedo.
IL FOTOGRAFO CACCIATORE
L’acquisto di annunci di Facebook o di Adwords sono le nuove forme di caccia che un fotografo usa per “catturare” i suoi nuovi clienti.
Il problema che comporta questo tipo di caccia è che le prede sono diventate veramente brave a nascondersi e non è facile beccarle.
Personalmente quando ricevo una telefonata da venditori che mi propongono offerte vantaggiose e cose del genere, riattacco senza nemmeno stare a sentire quello che mi dicono.
Lo stesso faccio con gli annunci; li evito, mi ingegno a trovare soluzioni per nasconderli (per esempio con i blocchi automatici dei pop-up) ed è molto difficile che io faccia clic su qualche annuncio.
Anche quando faccio le mie ricerche su Google applico dei filtri in maniera tale da non vedermi apparire alcune di quelle cose che mi annoiano o che mi da fastidio vedere.
Penso di non essere il solo ad adottare tecniche del genere per evitare di imbattermi nella marea di proposte quotidiane che arrivano da destra a manca.
Insomma io la vedo in questo modo: prima o poi le nostre prede diventeranno così brave a sfuggire e a nascondersi che saranno veramente pochi i cacciatori in grado di catturarle.
Certamente è un bel gioco, è una bellissima sfida ma intanto gli investimenti crescono, il tempo passa e i profitti rimangono lì sul tavolo.
IL FOTOGRAFO AGRICOLTORE
L’alternativa alla caccia è l’agricoltura.
Scegliere il tipo di raccolta (target/pubblico di destinazione) che di più si adatta alla nostra personalità, alle nostre competenze, essendo consapevoli del nostro talento e di ciò che amiamo fare, potrebbe essere la soluzione giusta.
- Piantare i giusti semi (agendo, essendo coraggiosi nelle scelte)
<li><strong>Fertilizzare e annaffiare</strong> (con la crescita attiva delle nostre abilità e con l'apprendimento di nuove cose)</li>
<li><strong>Aspettare</strong> di vederli crescere (con pazienza, umiltà e coerenza)</li>
<li><strong>Raccogliere</strong> risultati nel campo in cui operiamo è l'unica strada che rimane da percorrere.</li>
C’è il tempo della semina e quello della cura, il tempo dell’attesa e infine del raccolto.
LA METAFORA
Le metafore potrebbero essere infinite. Io, da giovane di campagna quale sono, ho usato questa e giusto per dire che: se fotografare è quello che ci piace fare non serve a molto tuffarci alla cieca nella mischia; quello che ci serve è raggiungere e acquisire le giuste conoscenze migliorando giorno dopo giorno… per poi proporsi al pubblico in piena consapevolezza.
- È meglio il mais geneticamente modificato oppure gli ortaggi biologici?
<li>Meglio usare fertilizzanti chimici o naturali?</li>
<li>Aspettiamo la pioggia o diamo noi l'acqua alla semina?</li>
Io non saprei rispondere con certezza a queste domande, certo è che mi quello che mi piace è seguire la via della natura.
Pensi che il tuo target rientri veramente nella forma di commercializzazione che stai facendo oppure si nasconde bene nel marasma di informazioni che riceve?