Il ritratto: immagine, identità e percezione di sé

Viviamo circondati dalle nostre immagini.

Ogni giorno incontriamo il nostro volto negli specchi, negli smartphone, nelle fotografie che scattiamo e condividiamo.

Eppure, nonostante questo rapporto continuo con la nostra immagine, molte persone davanti a una fotografia pronunciano frasi come:

“Non mi riconosco.”

“Non vengo bene in foto.”

“Non sono fotogenico.”

Sono parole comuni, ma spesso raccontano qualcosa di più profondo di un semplice giudizio estetico.

Perché una fotografia non mostra soltanto un volto.

Mostra anche il rapporto che abbiamo con quel volto.


Il ritratto: immagine, identità e percezione di sé

L’immagine che vediamo e l’immagine che abbiamo di noi

Ognuno di noi possiede un’immagine interiore.

È costruita nel tempo attraverso esperienze, ricordi, cambiamenti, giudizi ricevuti e il modo in cui abbiamo imparato a guardarci.

Quando osserviamo una fotografia non cerchiamo soltanto di riconoscere i nostri lineamenti.

Cerchiamo una corrispondenza tra ciò che sentiamo di essere e ciò che vediamo.

Ed è proprio nella distanza tra queste due immagini che spesso nasce il disagio.

Una fotografia può mostrarci un’espressione che non ricordiamo, un lato del volto che non siamo abituati a vedere, un momento in cui non eravamo preparati.

E allora può nascere una sensazione:

“Quella persona non sono io.”

Ma forse quella persona siamo proprio noi, semplicemente osservati da un punto di vista diverso.


Perché alcune persone pensano di non essere fotogeniche

La parola fotogenia viene spesso interpretata come una qualità naturale: alcune persone la possiedono, altre no.

In realtà il rapporto tra una persona e la fotografia è molto più complesso.

La fotogenia non dipende soltanto dai lineamenti del viso, ma dalla luce, dall’espressione, dalla postura, dal momento dello scatto e soprattutto dalla relazione che si crea davanti alla macchina fotografica.

Ho approfondito questo tema nell’articolo:

👉 Fotogenia: che cos’è davvero e perché non dipende solo dal viso


Lo specchio, il selfie e il ritratto

Lo specchio è il primo strumento attraverso cui impariamo a conoscere la nostra immagine.

Ma lo specchio ci mostra un’immagine in movimento: possiamo cambiare espressione, correggere una postura, sorridere o rilassarci.

Il selfie ha aggiunto una nuova possibilità: scegliere.

Possiamo decidere l’angolazione, la luce, il momento e l’espressione che vogliamo mostrare.

È diventato un modo quotidiano per raccontare qualcosa di noi.

Ma questa possibilità di controllo può anche portarci a confrontarci continuamente con un’immagine ideale, costruita e selezionata.

Il ritratto nasce invece da un incontro.

Non è soltanto una persona davanti a una macchina fotografica.

È una relazione tra chi viene fotografato e chi osserva.


Un ritratto non cerca la perfezione

Un buon ritratto non nasce dal tentativo di eliminare ogni imperfezione.

Non serve a creare una versione diversa di noi stessi.

La forza di un ritratto spesso sta proprio negli elementi che ci rendono unici: uno sguardo, un’espressione, un gesto, una presenza.

Il compito del fotografo non è trasformare una persona in qualcun altro.

È creare le condizioni perché quella persona possa mostrarsi.

A volte il risultato più importante non è piacersi di più.

È giudicarsi un po’ meno.


Il nostro rapporto con la fotografia

Un ritratto non può curare, e tanto meno guarire, il nostro ego ferito.

Non può cancellare anni di insicurezze o cambiare completamente il modo in cui abbiamo imparato a guardarci.

Ma a volte può dargli conforto.

Può alleggerire il peso di un’immagine di noi che abbiamo portato dentro per molto tempo.

Può ricordarci che non siamo soltanto il nostro aspetto, né la singola fotografia che abbiamo davanti.

Siamo una storia, un’esperienza, un insieme di emozioni e ricordi.


Venire bene in foto non significa apparire diversi

Spesso pensiamo che venire bene in foto significhi nascondere difetti o raggiungere un’immagine ideale.

Ma un ritratto riuscito non è quello che ci rende qualcun altro.

È quello che riesce a restituire una presenza.

Una fotografia nella quale possiamo riconoscerci.

Per alcuni aspetti anche i consigli pratici possono aiutare:

👉 Venire bene in foto: consigli pratici

Ma oltre la tecnica rimane qualcosa di più importante:

lo sguardo con cui impariamo a guardarci.


Elio Carchidi
Fotografo ritrattista